sabato 10 novembre 2007

La ballata di JonBenet





Piccolo cucciolo.
Piccolo, grottesco errore di Dio.
Disgrazia. Una vera tragedia che il tuo sorriso plastificato, reso fruscianti banconote da una madre insensibile ed avida, sia stato spezzato da una mano sconosciuta e venga pubblicato su rivistucole di terz’ordine.
Una vacanza punteggiata di letture e di dolori assortiti che si vanno cercando per una procura distrettuale dentro cui un vecchio compagno di liceo sta intraprendendo gli inizi di una certamente gloriosa carriera di magistrato inquirente, camminate tra i boschi, tra le rovine di una citta’ lasciata a se stessa, e poi ecco che un giorno si compra un giornaletto scandalistico ( principalmente per via del dvd allegato ) e mentre lo si sfoglia vedo fiorire il tuo delizioso sorriso a 24 carati, i tuoi capelli biondi, il tuo civettuolo ancheggiare sul palco di un concorso di bellezza e a far da contrappunto la faccia paranoica del tizio che si autoaccusa del tuo omicidio.
Il mio vicino di casa, che conosce perfettamente i miei gusti, a mostrare compiaciuto un lungo articolo di LA REPUBBLICA, e dentro ci sei ancora tu, piccolo fiore.
Piccola JonBenet Ramsey.
Non credere mi dispiaccia sapere che i tuoi sei anni sono stati cristallizzati per sempre dalla morte. Non me ne frega veramente un cazzo. D’altronde non sei mai stata viva.
E’ piuttosto il destino che accompagna i genitori frustrati, riversare sui loro figli tutte le aspirazioni infrante e le manie di grandezza, a compiacermi. Non ne faro’ un trattato sociologico sull’America di Bush, perche’ non mi interessa; societa’ dello spettacolo, denaro e logiche di mercato appartengono ad un pianeta la cui orbita solo incidentalmente incrocia le mie sfere di interesse. Se Moore e Spike Lee vogliono celebrare la grandezza, vera o presunta, di un paese mandato poi alla malora dai soliti WASP demonici questo e’ un punto che esula totalmente dai materiali di cui mi circondo e dal modo in cui ho deciso di vivere la mia vita.
Sulla copertina del quindicinale svetta il sorriso ebete di Maria de Filippi, e gia’ questo mi aveva fatto propendere per archiviare tutto nel secchio della spazzatura, non fosse stato per una rapida scorsa all’indice e all’aver trovato una sopra l’altra Hina, il topo di fogna pachistano massacrato dal padre, e piu’sotto, sorpresa sorpresa, JONBENET.
Diciamo la verita’; la piccola troietta, regina di bellezza e Miss Colorado a 6 anni, macchina da soldi di chiacchierati e discutibili genitori, ammazzata la notte di Natale del 1996, non e’ mai diventata un caso celebre qui da noi, appannaggio perlopiu’ di debosciati particolarmente ripugnanti ed esterofili come il sottoscritto.
JONBENET RIPOSA IN PACE, IL MOSTRO CHE TI UCCISE PAGHERA’, troneggia a caratteri cubitali bianchi su rassicurante sfondo blu cielo e di contrasto il volto triste e cupo di John Mark Karr, insegnante quarantunenne pedofilo dichiarato che da Bangkok si accusa dell’atroce delitto. Il tuo volto invece, tesorino mio, in una sgargiante mise da cowgirl, con tanto di cappellone a falda larga e la solita faccina truccata prende tutta pagina 67.
L’ideale per pedofili. La paginona centrale di un Playboy per pervertiti, con cui masturbarsi nel nome della solidarieta’ universale.
Le confessioni in teleconferenza da Bangkok sono ormai un piatto forte della pedofilia internazionale; era gia’ accaduto con Eric Rosser, ex tastierista di John Mellencamp, reo confesso di decine di stupri su minorenni e aiutato nella sua fuga planetaria da esponenti della Danish Pedophile Association, fino al giorno del rimorso e dei demoni sofoclei ( “ dove fuggire ? E dove essendo fuggiti rimanere ? “ ) , del caldo umido e lancinante di una lurida stanza di albergo a Patpong.
Le parole impacciate di Karr, il cui sguardo fisso e prossimo al glaciale ricorda cosi’ intensamente quello di Luigi Chiatti, sono una lucida ricostruzione che per un attimo fa sperare gli Stati Uniti tutti per una felice conclusione del caso.
Varra’ la pena ricordare che del brutale omicidio fu sospettato anche il padre di JonBenet.
AMAVO MOLTISSIMO JONBENET. ERO CON LEI QUANDO E’ MORTA. MA E’ STATO UN INCIDENTE. Dichiara Karr. Ma poi scopriremo che si e’ trattato solo di un ennesimo caso di mitomania compulsiva. L’esame del DNA infatti lo scagiona.
Nel loro libro biografico, THE DEATH OF INNOCENCE, i genitori di JonBenet, Patsy Ramsey ( scomparsa all’eta’ di 49 anni a causa di un tumore, nel giugno del 2006 ) e John Ramsey hanno principalmente cercato di costruire una loro verita’, che consentisse di eludere i molti sospetti caduti sulle loro spalle nel corso degli anni. Piu’ di una persona infatti sarebbe stata disposta a credere che il signor John amasse assaggiare la carne del suo tenero cucciolotto e che l’omicidio sarebbe maturato nello squallido contesto di un abuso familiare spintosi troppo in la’.
Karr rappresentava la via di fuga ideale per il signor John. Arrestato nel 2001 con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico, turista sessuale dichiarato e fiero, “ ossessionato da JonBenet “, incarnava perfettamente lo stereotipo del pedofilo solitario e cattivo.
Ma lo stesso John aveva qualche scheletro nell’armadio. Piu’ volte il suo nome era finito nell’occhio dei media per scandali e collegamenti con link pedo-pornografici. Per non parlare poi del modo piu’ che ambiguo con cui aveva costruito, coadiuvato dalla moglie, la carriera della figlioletta.
JonBenet.
Una vita infranta il giorno stesso in cui sei venuta alla luce.
Distrutta dalle aspirazioni malate di mammina e papino. Ridotta a foto ricordo su carta patinata.
Rimpianta solo da qualche distratto debosciato di provincia.
E non e’ una gran cosa, credimi.

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