venerdì 9 novembre 2007

Arriva il Mostro


Il fatto in sè è molto semplice, esattamente come tutti i fatti di sangue; una ragazza inglese, Meredith Kercher, 22 anni, si trasferisce dalla nativa Inghilterra a Perugia per seguire un corso di laurea in scienze politiche e per apprendere la lingua italiana. Prende una stanza, in coabitazione con altri studenti fuorisede alcuni dei quali sono stranieri altri invece italiani.
Fin qui, siamo alla routine più stereotipata per una città che è divenuta paradigma dello studio multiculturale; migliaia di ragazzi e ragazze di ogni paese del mondo vengono a vivere la sonnecchiosa realtà underground del centro umbro, meno terrorizante delle passate utopie fumogene della Bologna 1977 giocata tra DAMS e nebbie ucronico-rivoluzionarie e certo più rassicurante delle grandi metropoli italiche sempre più sprofondate nell'abisso della delinquenza.
Eppure se i genitori degli studenti stranieri avessero tenuto d'occhio con più cura e attenzione la cronaca nera italiana avrebbero visto senza problemi che gran parte dei delitti più inquietanti e sanguinolenti consumati in Italia avvengono proprio nella ricca provincia, si pensi ad Erba, Garlasco tanto per citare i casi più recenti.
Meredith è una tipica studentessa fuorisede; di lei non sai nulla, ma solo l'idea che abbia lasciato la sua nazione per venire in Italia ti fa pensare, supporre, forse sperare che sia una ragazza aperta a tutte le esperienze, desiderosa magari di farsi storie rapide, veloci, fugaci, uno spinello, una festa, un sex-party, una di quelle ragazze che vuoi abbordare durante un corso particolarmente noioso o durante l'ennesima serata trascorsa al pub a bere birra e fumare Marlboro mentre tutto attorno risuonano ritmi elettronici e ballano figure longilinee avvolte dai lucori neon.
E' quello che devono aver pensato alcune persone da lei conosciute.
Amanda Knox, 22 anni, studentessa americana, il suo fidanzato, il barese Raffaele Sollecito, 24 anni, e un cittadino congolese, Patrick Diya Lumumba, 37 anni, da lungo tempo residente a Perugia.
Amanda è una ragazza diafana, tipica faccia americana, non stupisce sapere sia originaria di una delle città più solitarie, deprimenti e a colorazione grigia del mondo, Seattle. Non ho dubbi sul fatto che Perugia, ed il calore degli italiani le debbano sembrare una versione imperiale del Carnevale di Rio. Non a caso si è fidanzata con una persona algida ed impalpabile, Raffaele, ragazzo modello, studente di qualità, il cui volto inappuntabile tradisce una ontologia da travet post-bocconiano, quasi a richiamare dai recessi della psiche collettiva le sembianze del sospettato numero uno del delitto di Garlasco.
Lumumba invece bè, è negro. Si dice Uomo Nero per spaventare i bambini. Per lui non c'è nemmeno bisogno di una inventariazione frenologica del volto o della vita passata. Musicista, viveur, trapiantato di qualche successo a Perugia.
Ora, accade che la notte di Halloween, location psicotemporale eccelsa per assassini, mostri e delitti, la povera Meredith venga ammazzata. Piuttosto brutalmente. Gola recisa a coltellate, nuda, cadavere poi rinvenuto nella classica stanza trasformata in mattatoio.
Non passa tanto tempo e un macabro burlone affigge un annuncio fuori dal portone dell'Università con su scritto "affittasi camera singola ampia e luminosa", vergato a mano con un pennarello nero, nel quale poi si precisa "per Erasmus" (il programma di studi seguìto dalla vittima) e "preferibilmente a ragazza (inglese)". L'indirizzo riportato sul biglietto, via Sant'Antonio, è quello del casolare del delitto. Il numero della persona da chiamare, tale Gianfranco, è inesistente. Il volantino è stato sequestrato dalla Digos.
Arriva l'immancabile momento carnografico, con violazione mediatica del cadavere della vittima a beneficio dei milioni di voyeur pantofolai italici. Subito l'autopsia, che tutti attendono come la manna dal cielo (si spera per un intervento dei RIS?).
Stando a quanto aveva rivela il medico legale, l'autopsia fornisce indicazioni interessanti, tanto che al termine dell'esame gli investigatori decidono un nuovo sopralluogo nella casa. Ridimensionando, peraltro, l'ipotesi di violenza sessuale poiché - dicono - non confermata dagli elementi emersi. La morte, dicono, va ricondotta a un'emorragia per una profonda lesione al collo "dovuta verosimilmente all'azione di uno strumento da punta e taglio", forse un coltello da tasca. Ma l'arma del delitto non è ancora stata trovata.
Questo ovviamente non è sufficiente a placare la masturbazione collettiva italica. Si vogliono ancora particolari morbosi, la pista sessuale non scompare ma si sublima in qualcosa di ulteriore, avances rifiutate, giochi malati, una torbida atmosfera di perversione provinciale.
"Si è ribellata". Meredith ha provato a ribellarsi a chi, poi, l'ha uccisa. Lo riferiscono i magistrati, che parlano di "intenti di sopraffazione sessuale da parte dei presunti colpevoli nei confronti della vittima, e conseguente ribellione di quest'ultima". John Kercher, il padre di Meredith, fa fatica a credere che, sia pur involontariamente, la giovane sia rimasta coinvolta in una storia di sesso finita male: "Non era proprio quel genere di persona - ha detto - non si sarebbe mai lasciata coinvolgere in qualcosa del genere".
Qui inizia già il percorso mediatico di costruzione del Mostro da sbattere in tv. Le vite e le personalità dei quattro, vittima e sospettati, vengono passate al vaglio, decostruite, analizzate, non solo dai magistrati inquirenti ma anche dai giornalisti e dai telespettatori di Porta A Porta e Matrix, i quali poveretti annoiati dalla carriera di tronista in fieri di Azuz, il tunisino reso popolare dalla strage di Erba, o dalla inconcludenza delle indagini di Garlasco devono ripiegare fisiologicamente su questo lugubre delitto di Samhain.
Si scopre che Sollecito aveva un blog, in apparenza di sconcertante banalità e adorno di foto che lo fanno apparire come un nerd totale, in una lo si vede addobbato come una mummia cerebrolesa con tanto di mannaia in mano. Leggi i suoi post e ti cadono le palle per la vita flatlineata del tizio, affiorano solo poche linee "trasgressive", robe da Un Giorno di Ordinaria Follia; dice che cerca una emozione nuova, che è troppo calmo ma che sente qualcosa bruciargli dentro. Sorpresa sorpresa, ad un certo punta spunta una frase controversa su Luigi Chiatti, il Mostro di Foligno. La pagina myspace della sua fidanzata americana è un altro esempio lampante di merdosità borghese, in cui carinerie, idiozie, buoni propositi e una porzione infinitesimale e controllata di "trasgressione" psicosessuale danno un quadro vivido e preciso di come questi due, innocenti o colpevoli che siano del delitto contestatogli, rimangono due poveracci incredibili.
E se questi sono il massimo del Mostro che ci si riesce a proporre bè è solo una ulteriore prova dei tempi meschini che stiamo vivendo.

2 commenti:

POIDJPOI ha detto...

Beh dai , almeno uno è negro e suona il bongo .

AV ha detto...

si ma sfortunatamente è il meno interessante di tutti, anzi a dire il vero l'unico interessante è il secchia-travet che ammira Luigi Chiatti