domenica 10 gennaio 2010

WRONG







Cerco film in video-casseta o DVD dei seguenti temi: bondage, rape, sadomaso.

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Ho un figlio di 31 anni che passa quasi tutto il tempo libero con film porno, riviste, collegamento a siti pornografici anche se lui afferma di non fare niente di tutto questo. Per lui questo è comunque "niente di male". Non riesce mai a stare con una ragazza fissa per parecchio tempo...che posso fare per cambiare le cose??

MammainAnsia, dalla newsletter "No alla Pornodipendenza"

13 Agosto ore 5 del mattino: ho rabbiosamente digitato "NO PORNOGRAFIA" dopo ore ed ore di aberrante pornonavigazione e finalmente sono approdato al gruppo. Una notte come tante altre davanti ad un monitor che mi rubato molte ore alla mia vita.

Akim, dalla newsletter "No alla Pornodipendenza"




La rabbia è sempre un buon punto di partenza - che sia contro se stessi, contro un ipotetico oggetto del desiderio, o più genericamente ed ampiamente contro le relazioni sociali a cui tutti siamo tenuti.
Sono livelli bassi - livelli di comprensione, di accettazione, di empatia, di solidarietà, un autismo degenerato, che ci accompagna mentre scendiamo i dodici scalini di marmo (pacchiano) rivestiti da un tappeto blu spelacchiato, attorno neon rossi e verdi scintillano nel ventre della notte, e noi siamo qui.
Qui col nostro odio abissale, assoluto, privo di oggetto, e le domande mai poste e angoscia esistenziale da poco prezzo.
Caricature di uno snuff movie senza passamontagna, parlo di Ossa nel Deserto, il libro Adelphi sul carnaio misogino di Ciudad Juarez, insopportabile tono politicheggiante che farebbe ingrifare la redazione di Carmilla, sbavature etno-femministe con tanto di ricorso alla terminologia di Diane Russell (femminicidio), apoteosi post-dworkiniana, e una caduta enorme di stile quando l'autore fa riferimento a Svoray, l'inesauribile inventore di leggende metropolitane, il supposto e supponente "massimo esperto" mondiale di snuff movie, in realtà povero alienato privo di qualunque contatto con la realtà.
A Svoray riconosco tanta fantasia, e di certo gusti intriganti; ma, e come tanti prima di lui e tanti altri dopo, come Vacchs, come la Dworkin, come Nan Goldin, come Stephen Shames, pure lui non vede l'ora di risollevarsi il morale e la coscienza lordata da tanto parlare di abuso minorile e snuff movies con le sparate di complotti mondiali, internazionale snuff e visioni di film a cui lui avrebbe preso parte (con immancabile corollario di neonazisti, che ci stanno sempre bene). Ma in fondo non farò una colpa a Svoray di avere una disconnessione evidente tra percezione della realtà e manie egotiche. Capita a molti altri.
Sul New York Times dell'11 agosto 2009, il Segretario di Stato Hillary Clinton, ministro degli esteri peace & love del fresco nobel della pace Obama, visitando il martoriato Congo propone un modello di lotta allo stupro che farebbe felice Svoray; dotare le vittime di stupro di telecamere con cui riprendere e denunciare l'accaduto.
Filimini sgranati, cinema-veritè senza montaggio, senza colonna sonora per messe in scena di violenza carnale vera; il sogno di Svoray.
Quanto potrebbero costare questi video? Migliaia e migliaia di dollari.
Ma il prezzo non si può determinare con sicurezza, visto che storicamente nè l'FBI nè Svoray si sono mai accordati sulla definitiva cifra per acquistare o al limite visionare uno di questi ameni video di massacri sessuali on demand; in Gods of Death, il suo "sommo" opus letterario, Svoray ci informa, rotolandosi nel consueto dolore lenito giusto dalla ferrea volontà di far conoscere al mondo un dramma tanto orribile, di una proiezione di uno snuff a cui lui stesso avrebbe assistito...in un lercio cinema-grindhouse di New York. La scena, nella sua generalità, ricorda la passeggiata simil-dantesca di Nicholas Cage nella cantina del porno estremo immortalata nel pessimo 8mm, tra scatoloni di polaroid e vecchi in impermeabile grigio - ricchissima esplosione di cliche, tipica di chi non ha idea dell'argomento di cui, a parole, vorrebbe essere il massimo esperto.
Ed è così che Sergio Gonzalez Rodriguez, l'autore di Ossa nel Deserto, compone pagine e pagine di sbrodolato amore universale per le donne di Ciudad Juarez, sotto la possente ombra vessatoria di Svoray; ed è un tripudio di snuff movies, che naturalmente l'autore non ha mai visto. Ed un tripudio di messe nere e rituali satanici e cannibalismo e scenari degni di un video di Tsurisaki; il tutto, ovvio, de relato.
Qualche ottima trovata però Rodriguez ce la serve, rendendo il suo libro un acquisto obbligato - come le descrizioni dei cadaveri, i luoghi di ritrovamento (degni di un mix tra Chatwin a scuola da Peter Sotos e un Artaud scappato dai Tarahumara per apprendere i rudimenti di antropologia da Jacopetti e da Apocalypto), lo strazio immancabile dei genitori (oggettivamente, come potrebbe esistere un libro di delitto più o meno seriale senza una carrellata in primo piano di genitori umanizzati, e frignanti?).
La spogliarellista in questo caldo ed umido loculo è una cubana, morta di fame evidentemente; sexy quanto un tronco di legno afflitto da punteruolo rosso.
Da dietro il vetro si muove in una danza lenta, macchinosa, e irritante; paghiamo 50 cent al minuto per tenere in alto la saracinesca, e pensiamo, o meglio lo penso io ma sono sicuro di essere condiviso, a quale idiozia stiamo commettendo. A quale spreco immane di tempo...
Ma non abbiamo le possibilità di Svoray, nè quelle di Vacchs o di altre centinaia di crociati anti-stupro; noi dobbiamo limitarci ad assemblare, a trarre piacere da vite altrui infrante e silenziosamente degenerate. Siamo, fortunatamente, degli esseri orribili.
Le puttane sono uguali in ogni angolo del mondo; Amburgo, Amsterdam, Roma, spesso non cambiano nemmeno le lingue parlate, nella più tetra e manifesta epifania di globalizzazione del sesso mercificato. E questa cubana, o pseudotale, con storie strappalacrime di figli in affido e malattie e permesso di soggiorno scaduto, non fa differenza; ecco un tipico caso di rovesciamento del carisma femminile, per chi sappia coglierlo.
Non c'è odio misogino nei miei pensieri. Nei miei gusti. Nei miei interessi. L'odio è una cosa troppo seria per essere indirizzata contro le donne.
Solo, noia: e la speranza, non so quanto destinata a frustrazione perenne, di trovare da qualche parte un materiale non scontato, non banale, capace di sconvolgermi in senso positivo, di assegnare un qualche valore all'ontologia della privazione. Qui davvero si vive per sottrazione, restringendo l'area di accesso e finendo nella monomania; come epoca di specializzazione, anche il sesso paga dazio.
Spogliarelliste, pompinare in ginocchio su liquami piscio ed escrementi, nigeriane malate di scabbia, aloni timidi di illuminazione alogena, il fiato caldo che si condensa e gli occhiali che si appannano, la pelle grondante di sudore, gli odori allucinanti, un loculo che si snoda per decine di metri con porte e spettacoli hard su ogni lato.
Figure macilente, ma non in impermeabile, pochi sorrisi, zero chiacchiere.
Ognuno di loro, ognuno di noi, ha le sue peculiari motivazioni. E in questo basso, bassissimo livello è già molto. Non so cosa farmene di annunci strillati, e di paradisiache apoteosi di corruzione della carne- la trasgressione mostrata, promessa, venduta, mi scorre accanto come un fiume di letame nella stagione delle inondazioni, è una trasgressione per imbecilli, per desolati esempi di anomia pornografica.
Qui non ci sono snuff movies, non c'è violenza carnale.
E nelle praterie digitali del web, facendo qualche ricerca, non puoi che imbatterti in promesse non mantenute, titoli strillati e sensazionalistici ma tragicamente irreali; ogni violenza diventa un surplus di noia, enfatizzata, costruita in modo posticcio.
Non basta la violenza, nel linguaggio internettiano, ma ogni violenza deve diventare, inevitabilmente, brutale, inaudita, e sfidando il senso del ridicolo illegale. Thumbnails da ingrandire, inghiottiti in un oceano di spam e virus, per trovarsi davanti gente incappucciata ed ovviamente consenziente - non basta un passamontagna per disegnare la topografia di uno stupro. Come non basta una intenzione, per essere dalla parte del giusto.
Ogni gallery è una frettolosa mostra della povertà estetica, donne fintamente sottomesse e piangenti che invocano misericordia mentre si contorcono, "minacciate" da coltelli e pistole e da improbabili stupratori. Dietro abbonamento mensile, tanti "stupri" nuovi. E stupro con varianti scat, vomit, e bestiali - come se un animale potesse davvero autonomamente decidere di stuprare una donna. Roba da far invidia alle giraffe di Nerone.
Arriverà un giorno in cui la gente smetterà di autoilludersi; fino ad allora, io continuerò a divertirmi.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

come a dire:buon anno!
Comunque Ossa mi pare sia l`unica cosa pubblicata in italiano sul macinato alla messicana,eppoi mi ricordo a distanza di anni il capitolo che descriveva la citta`, tracciandone la storia, i quartieri,il profilo ecc. che era veramente ottimo per sintesi e precsione secondo me.
G

modesty ha detto...

that's entertainment!
mi aspetto sempre qualcosa di diverso.
ma chi nasce vecchio come noi forse cambiare visuale non puoi.

love, mod

AV ha detto...

Lo credevo anche io ma poi mi sono imbattutto in altri due titoli degni di menzione; "la città che uccide le donne. Inchiesta a Ciudad Juarez" di Marc Fernandez e Jean-Christophe Rampal, edito da Fandango Libri e "l'inferno di Ciudad Juarez. La strage di centinaia di donne al confine Messico-Usa" di Victor Ronquillo, edito da Baldini & Castoldi