domenica 31 gennaio 2010

Carne di Strada





VERONA - Un agricoltore veronese è stato arrestato con l'accusa di aver ucciso due prostitute. L'uomo, Enrico Zenatti, 38 anni, di Bussolengo (Verona), nei cui confronti la magistratura di Verona aveva emesso il 27 gennaio scorso un ordine di custodia cautelare in carcere, si era reso latitante. E, adesso, il sospetto è che l'uomo abbia potuto commettere altri omicidi, oltre ai due scoperti.
Gli omicidi accertati dalla polizia e attribuiti all'indagato, sono quelli di due prostitute sudamericane, la brasiliana Luciana Lino De Jesus, 20 anni e la cittadina colombiana Jolanda Holgun Garcia, 31 anni. La brasiliana venne trovata morta, completamente nuda, nel suo appartamento a Verona. Del secondo omicidio, di una cittadina colombiana, non si è mai saputo nulla e non è stato mai trovato il corpo, ma la mobile veronese ritiene che l'agricoltore sia coinvolto, anche perchè è stato l'ultima persona a essere in contatto con l'extracomunitaria.
Secondo quanto si è appreso, l'uomo aveva un debole per le prostitute sudamericane che contattava su annunci diffusi su quotidiani sportivi. La svolta delle indagini è dovuta dalla latitanza dell'agricoltore che, nonostante i controlli stretti della mobile, era sparito, poche settimane fa, dopo aver prelevato 15mila euro in contanti. Il 27 gennaio la procura di Verona ha firmato un'ordine di arresto nei confronti del latitante. Sabato scorso, al termine di un'estenuante indagine, l'individuazione e l'arresto di Zenati in una cabina telefonica. L'uomo si spostava solo in taxi e non usava più il cellulare, ma teneva sporadici contatti con la famiglia attraverso telefonate da cabine pubbliche.
L'agricoltore ha in carico numerosi ettari di terreno in parte suo e in parte di altri che lui stesso coltiva. La polizia attende le decisioni del magistrato per un eventuale scavo nel terreno per accertare se vi siano sepolti resti umani. "Stiamo controllando se ci sono altri casi di ragazze scomparse o delitti irrisolti che possono far capo a lui" commenta il capo della squadra mobile veronese Marco Odorisio. Indagini quindi ancora aperte.
LA REPUBBLICA (7 febbraio 2005)

E' una donna.
Una stupida donna.
Una donna stupida come tutte le donne.
Ma in lei c'è qualcosa di ancora più sbagliato.
Bestia slava che vende la sua carne flaccida e le sue scadenti tette sul viale che costeggia il Tevere, nell'accelerazione drammatica dei neon e tra le pompe di benzina e il traffico caotico.
E' una puttana.
Esattamente come tutte le donne.
Sta lì a far finta di parlare al telefono, circondata da altri animali simili a lei, tutte imbellettate e scosciate e convenientemente addossate alle fermate dei bus, in una ritualità meccanica di macchine che si fermano ed occhieggiano e contrattano prestazioni.
Credi mi dispiaccia comprare la tua inutile fica ?
So bene che prima del mio cazzo là dentro hanno sguazzato membri di ogni dimensione, peso, colore, ceto sociale, estrazione culturale, persino i cazzi dei maiali che ti hanno rapito all'affetto dei tuoi cari e che poi ti hanno fatto assaggiare una rigida dieta di pestaggi, bagni nell'acqua ghiacciata, umiliazioni, stupri e sevizie.
E' ciò che compro, troia.
Insignificante pezzo di carne.
Ti immagino arrivata in gommone, con tutto il tuo carico di illusioni. I sogni e le manie di grandezza. Vedi le pornostar resuscitate e inghiottite dal miracolo catodico e fatte icone per l'infanzia e ti fai idee, bestia, idee di riscatto sociale, arricchimento alle spalle di un gonzo italiano sufficientemente ricco e innegabilmente stupido, magari timidi provini per il cinema o in subordine per il teatro.
E invece.
Invece sei finita qui, dove il qui equivale a dire una traversa non particolarmente pulita di Viale Marconi.
A spompinare, a farti fottere in fica e nel culo, a vendere quei pochi brandelli di umanità, di dignità, il tepore di casa e le lacrime che ti scivolano dagli occhi arrossati, e mi piace, mi piace comprare la tua umiliazione, il tuo degrado, sapere che quando ti avrò sborrato dentro io continuerò ad essere un uomo libero e rispettabile , mentre tu rimarrai una schiava del mercato del sesso.
Preda di incubi notturni e pugni e richieste sempre pressanti di soldi. Venduta da una banda all'altra.
Come un pezzo di carne.
Fatta sfilare in bikini o nuda per la gioia di compratori di ogni nazionalità che si danno appuntamento in feste campionarie dello schiavismo.
Dove sono i tuoi genitori ?
Lontani, irreali, tra te e loro di mezzo montagne cieli rotte aeree e tanta tanta indifferenza.
Certo, c'è sempre la speranza che un cliente si innamori di te, e cerchi di riscattare il tuo culetto.
Puoi immaginare qualcosa di più patetico di un tizio anonimo talmente ridotto male nel suo privato , talmente oppresso dal dolore della solitudine metropolitana, da quei silenzi notturni e vagheggiamenti dietro le finestre socchiuse a spiare le coppie felici e i baci e il carrozzone dell'amore istituzionale e i Natali trascorsi ancora in famiglia nonostante i primi peli grigi di barba e una età che non lascia più spazio ad alibi , da dover essere costretto a farsela sentimentalmente con una puttana?
Qualcuno che si autoinganni pensando a balle come l'amore e il rapporto di coppia e la famiglia e a tutte le possibilità che per un motivo o per l'altro gli sono state negate , mentre per te lui non è che un' àncora di salvezza, uno spiraglio di luce in questa terra di oscurità perenne.
A prescindere da aspetto fisico e reali sentimenti e cazzate simili.
Tu non hai sentimenti, e lo sai perfettamente.
Non puoi permetterti di averne.
Lo seguiresti anche se fosse un vecchio bavoso.
Lo seguiresti anche se fosse calvo o storpio o totalmente ripugnante.
Lo seguiresti per poterti dire una persona libera.
Eppure c'è qualcosa di meravigliosamente decadente in questo quadro di disperazione notturna. E ci penso mentre sto fermo in macchina, a trafficare con un pacchetto di sigarette.
In attesa di accostarmi e comprarti.
Non so se avete mai avuto modo di confrontarvi con la fotografia di Olivia Gay.
Una fotografa francese che dedica molto del suo tempo ad esplorare i carsici meandri della prostituzione e della scena sex oriented delle banlieu parigine e delle più esotiche mete del turismo perverso/sessuale , una prostituzione di fame, povertà, miseria, e di luci rosse accese e strade immerse nella rifrazione neon e semplici bar e pornoshop e cameriere equivoche. Di fisici sovrabbondanti e volti maghrebini, aghi conficcati nelle vene e farmaci antidepressivi.
Le protagoniste di queste foto sono innegabilmente vittime.
Vendute.
Acquistate.
Abusate.
Degradate.
L'occhio vitreo della fotocamera diventa molto più di un semplice esercizio di voyeurismo mediatico. Questa fotografia diviene sesso, fino alle estreme conseguenze.
E sesso, in un accezione trasfigurata e sublimata, è ciò che acquisto da questa cagna albanese.
Sesso come sopraffazione.
Sesso come brutalità.
Sesso come dominio.
Ogni banconota che passa dal mio portafogli alla sua borsetta è il titolo di credito che certifica l'avvenuto abuso.
Una verità non sconosciuta ad Olivia Gay.
Il modo in cui l'abuso viene eternato e reiterato e comprato e osservato morbosamente. Il senso di disfacimento dei soggetti ripresi. I particolari , espliciti o impliciti che siano per il vostro peculiare gusto.
C’è un sesso oscuro, maligno, che va oltre l'orgasmo, che va oltre il vostro frettoloso e furioso e frustrato smanettamento masturbatorio .
Camere da letto e schermi televisivi sintonizzati su film hardcore e dvd animal sex e catene e prostitute ed escrementi e dolore personale, tanto per tenere lontani i fantasmi di una vita che si è rivelata un completo fallimento. Tutte le aspettative deluse e il rancore dei parenti e vedere altri che ce la fanno, che si inseriscono, che si appiattiscono sui ritmi di una felicità troppo spesso imposta e mai percepita come reale.
Le prostitute immortalate da Olivia Gay, figure rarefatte nell'illuminazione alogena, perdono quasi i loro contorni fisici per traslarsi in un contesto di degrado urbano, i loro figlioletti, i loro pancioni da troie incinte pronte a cagare fuori nuovi marmocchi, le loro espressioni tristi e pensierose e vacue e illanguidite dagli acidi e dallo speed e dalla cocaina.
Kurten.
Brady.
Kemper.
Stano.
Bundy.
Sutcliffe.
Vi hanno elevato agli altari della compassione universale.
Hanno fatto delle vostre esistenze, altrimenti sconosciute ed oscure, degli esempi di probità e di eccellenza, le vostre (scarse) virtù decantate da madri assenti, padri incestuosi, mass media orgogliosamente moralisti, tutti a gridare con lacrimuccia di comodo quanto eravate dolci e premurose e sensibili e tenere e valide e quanto meritavate di vivere, di continuare a vivere una vita fatta (in realtà) di atroci supplizi e sopraffazione e depressione , tutti a ricordare i vostri interessi, di cui, diciamocelo, quando eravate in vita non fregava un cazzo a nessuno, e le parole istoriate sulla lapide renderanno esempio da seguire delle vite altrimenti prive di senso, spese a spompinare in tangenziale o a spogliarsi in uno squallido club privè di provincia o a inseguire le chimere del successo televisivo.
Nella pace del cimitero sarete ricondotte ad una essenza di purezza, non più spogliarelliste nè puttane ma solo figlie compiante e adorate .

1 commento:

Anonimo ha detto...

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