giovedì 7 gennaio 2010

Impenetrabile


Ci siamo tutti dentro -metaforicamente, e fuor di metafora; la sala è piena di gente, volti scavati, tossici desiderosi del buco definitivo, falliti durkheimiani, prostitute, portieri d'albergo, impiegati ministeriali in trench grigio, corpi si flettono lentamente ondeggiano simmetrici costeggiando le mura tappezzate di quote e di monitor che trasmettono la patina traslucida smunta liofilizzata di corse di cavalli, la voce roca di qualche commentatore telecronista fantino riciclato alla velocità della luce, scommesse e cartaccia tappeto ideale su cui muovere incerti passi.
Il plotone non esiste, ma la strada è libera, un passo dopo l'altro e ci finisci dentro sparato, superando di slancio i volti stereotipati e lombrosiani degli scommettitori, tutti accecati dalla posta in palio, che non è la vittoria, non è l' accoppiata, tris, piazzamento ma il gioco in sè, la gioia eterna e folle, completamente folle, della corsa verso la cassiera brandendo la cifra da giocare mentre i cavalli sono allineati dietro lo starter ed iniziano il rituale di trotto; l'estasi mistica autoreferenziale inizia e finisce con lo sparo virtuale, quello spazio in cui l'azionismo viennese leggeva storie tantriche di zoomorfismo caldeo.
Ognuno di questi falliti ha una sua posta esistenziale, una quota, un referente ottuso, un palliativo, una esistenza grama, inutile, rispettabile, una moglie contrattualizzata a furia di ferie rate e credito al consumo, ferie da villaggio turistico e sciabordio di mare plastificato, oleoso, mesi estivi interminabili. Ognuno di questi falliti non mira alla vittoria; mira alle frustrate recriminazioni, all'essere parte di una comunità omogenea di casi umani, di derive notturne, di fari alogeni spenti in faccia durante le notti spese a fare la guardia alla desolazione di un capannone industriale, stipendi magri, figli malati ed invariabili campagne acquisti calcistiche di potere, e sapore, taumaturgico.
Proprio di fronte, a pochi passi dal palazzo del potere, e dalla consistenza plumbea smerdazzata dai piccioni della stazione Termini, sex shop curvilineo, ingresso portonato sigillato di nero e rosso, olezzoso citofono, dentro il nulla antropologico, scaffali ripieni di video, vhs, dvd, riviste più o meno patinate, scorbutico e misogino proprietario il quale è ben lieto di sputazzarti in faccia olive e improperi; perchè non ne può più di avere a che fare con miserabili interscambiabili tra porno e scommesse dei cavalli.
Materiale (dis)umano alla ricerca di qualche sontuosa umiliazione; non so cosa ci faccio lì, non so dove sono, è un universo disperato di dolore e di inestricabile serenità, un Nirvana di anal sex, horse sex e caviar tedesco prodotto in scantinati della Ex DDR. Come se gli archivi della Stasi avessero rovesciato per terra gli intestini luridi e marroni di un mondo dimenticato, perduto, ingolfato dal fumo della morte.
So che qui dentro esiste un tacito accordo, disarmonica lotta e odio reciproco tra intabarrati clienti e proprietario, gigantografie di tette siliconate, freaks, scherzi della natura, Midnight Prowl, umiliazioni razziali, vecchie tardone ed efebici stalloncini su cui quegli altri non scommetterebbero, erezioni dopate, tossicodipendenza terminale e presumibile (auspicabile) AIDS, devastazione, odio per se stessi e per gli altri, tanta sofferenza, clisteri, flogger, GGG, video finlandesi di open air bukkake, Soft on Demand, la Dogma di Tohjiro, Vomit Enema Ecstasy, tanta tantissima merda cascate marroni per svuotarsi le viscere dentro bocche più o meno drogate e allora pensi al tanfo all'aroma di quel frutto schifoso, all'umiliazione abissale di starsene a bocca aperta a ricevere quella merda. Io sono qui; e guardo loro che a loro volta guardano e scartabellano, con le mani e con gli occhi, le copertine, leggono le descrizioni, le didascalie, le rughe sulla fronte, gli occhi spiritati, liquidi, ricettivi, mentre fuori piove e il grigio dell'asfalto si fonde al grigio del cielo.
Superstar dell'abbrutimento, come i loro dirimpettai cavallari anche questi pornomani estremi sono accecati dal fenomeno della goduria, perdono speranza di capire cosa vanno cercando ed erigono un sopra-mondo di comodi alibi e di giustificazioni. Razionalizzazioni a posteriori, di cui davvero non importa a nessuno.
Caviar germanico e Silvestro delle Cave.
Luigi Chiatti - GGG.
Volti inondati di sperma, mentre Khan Tusion interroga le starlette di turno sui loro gusti, sui loro genitori defunti e promette sedute spiritiche tra una tortura e una umiliazione. Ciccione di Fetish Italia, nani ributtanti e veri, ributtanti perchè veri, il sincero ridicolo e patetico no alla pedofilia apposto in bella vista su tutti i siti porno shitting, immagini la lotta alla pedofilia dei mangiamerda, la loro esibita rispettabilità sociale e un sorriso ti emerge prepotente.
Peter Kurten, Ted Bundy e i Morbid Angel. Le confuse richieste di un cliente rimasto attardato a scegliere animal sex brasiliano - fotografie di Nan Goldin, più pornografiche della morte per epatite. Più carnografiche di un intervento chirurgico per asportare un fegato annientato dal cancro.
Un mondo impenetrabile. Imperscrutabile. Desolato.
Eccitante.

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