sabato 14 giugno 2008

Diluvio Umano - Linkola


[ tradotto dal finlandese da Harri Heinonen e da Michael Moynihan ]
[trad. italiana F. Boco e A. Venanzoni]

Pentti Linkola propone forse i pensieri più pericolosi che l'umanità abbia mai considerato? O è l'ultima voce saggia rimasta su questo pianeta? Vivendo un'esistenza ascetica come pescatore in una isolata regione rurale della sua patria, il filosofo finlandese ha affrontato faccia a faccia la questione del posto occupato dalla specie umana nella terra che abita, e ha osato affermare l'indicibile.
Affinché il pianeta continui a vivere, l'uomo - o homo destructivus, come Linkola lo chiama - deve ridursi violentemente a una semplice frazione della sua attuale popolazione globale. La metafora del Linkola per quanto scrive è questa: "Cosa fare, quando una nave che trasporta cento passeggeri si rovescia improvvisamente e soltanto una lancia di salvataggio, con spazio per soltanto dieci persone, è stata sganciata? Quando la lancia di salvataggio è piena, coloro che odiano la vita proveranno a caricarla con più gente e ad affondare la scialuppa. Coloro che amano e rispettano la vita prenderanno l'ascia della nave e taglieranno le mani che si aggrappano ai lati della barca." Mentre il tempo procede in avanti, le previsioni e gli atti d'accusa del Linkola si fanno più arditi. Si è reso conto che le situazioni estreme richiedono soluzioni estreme."
Abbiamo ancora una possibilità di essere crudeli. Ma se non siamo crudeli oggi, tutto è perduto". Nemico giurato di cristiani e umanisti, Linkola sa che il destino della terra non sarà mai salvato da coloro che esaltano "la tenerezza, l'amore e le ghirlande di fiori". Né le popolazioni sviluppate né quelle sottosviluppate del pianeta si meritano di sopravvivere a scapito della biosfera tutta. Linkola ritiene urgente che milioni muoiano di fame o siano presto massacrati in guerre civili genocide. Gli aborti obbligatori dovrebbero essere effettuati per tutte le femmine che abbiano più di due parti. Gli unici paesi capaci di dare inizio a tali misure draconiane sono quelli occidentali, che sono però ironicamente quelli più frenati dalle dannose nozioni dell'umanismo liberale. Come spiega Linkola:"gli Stati Uniti simboleggiano la peggiore ideologia nel mondo: sviluppo e libertà". La realistica soluzione va cercata nella realizzazione di un regime eco-fascista dove brutali battaglioni di "polizia verde", liberate le loro coscienze dall'"etica dello sciroppo", siano capaci di fare tutto ciò che è necessario. In Finlandia, i libri del Linkola sono best-sellers. Il resto del mondo non può chiaramente il suo tipo di medicina, come è risultato evidente quando il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo su Linkola nel 1995. Una pila di lettere d'odio è venuta dai cristiani del porgi-l'altra-guancia, madri affettuose e addolorati benefattori. Un lettore ha protestato, "i sinceri fautori dello spopolamento dovrebbero dare l'esempio per tutti iniziando da se stessi". La risposta del Linkola è molto più logico: "se ci fosse un tasto che potessi premere, sacrificherei me stesso senza esitazione, se ciò significasse la morte di milioni di persone". Quello che segue è il più importante testo di Linkola ad essere tradotto in inglese. È un capitolo dal suo libro del 1989 Introduzione al pensiero degli anni '90.


Che cos'è l'uomo? "Oh, chi mai sei tu Uomo?" usavano chiedere i poeti dei tempi andati. L'uomo può essere definito in molti modi, ma per delineare la sua più significativa caratteristica, può essere descritto in una parola: troppo. Io sono troppo, tu sei troppo. Siamo 5 miliardi - un numero assurdo, enorme, e sempre in aumento... La biosfera della terra potrebbe sostenere una popolazione di cinque milioni di mammiferi, dando loro il cibo necessario e le frattaglie che producono, così che possano esistere nella loro nicchia ecologica, vivendo come una specie fra molte, senza danneggiare la ricchezza di altre forme di vita.
Che significato hanno queste masse, che utilità hanno? Quale nuovo significativo contributo è portato al mondo dalle centinaia di società umane simili l'una all'altra, o dalle centinaia di identiche comunità esistenti presso queste società? Che senso ha il fatto che ogni piccola cittadina finlandese abbia la stessa varietà di officine e negozi, un simile coro di uomini e un simile teatro municipale, tutti intasanti la superficie della terra con le loro fondamenta e lastre di asfalto? Costituirebbe una perdita per la biosfera - o per l'umanità stessa - se l'area di Äänekoski non esistesse più, e invece in questo stesso luogo ci fosse un irregolare e vario mosaico di paesaggi naturali, contenente migliaia di specie e declinante in pendii di alberi antichi e primitivi, e finendo con lo specchiarsi sulla superficie liscia del lago Kuhmojärvi? O sarebbe realmente una perdita se un piccolo gruppo di cittadine sparisse dalla mappa - Ylivieska, Kuusamo, Lahti, Duisburg, Jefremov, Gloucester - e la selva le sostituisse? Cosa dire riguardo il Belgio? Che utilizzo facciamo di Ylivieska? La domanda non è particolarmente raffinata, ma è rilevante.
E l'unica risposta non è che, forse, non hanno utilità questi posti - ma piuttosto che la gente della città di Ylivieska ha un suo motivo: vive là. Non sto semplicemente parlando dell'inaridimento della vita dovuto all'esplosione demografica, o che la vita e il ritmo respiratorio della terra soffrano per le feconde, metaboliche oasi verdi di cui hanno ovunque un urgente bisogno, fra le zone segnate dall'uomo. Io voglio dire inoltre che l'umanità, schizzando e partorendo da se stessa tutte queste sbavanti moltitudini produttrici di sporcizia , nel processo soffoca e infama la sua stessa cultura - un qualcosa in cui gli individui e le comunità devono spasmodicamente cercare il "senso della vita" e creare un'identità per se stessi attraverso semplici discussioni infantili. Ho speso un'estate viaggiando in Polonia in bicicletta. È un bel paese, dove piccoli bambini cattolici, deliziosamente carini, quasi interamente vestiti in seta, sbucavano da ogni angolo. Leggo da un opuscolo di viaggio che in Polonia la percentuale di popolazione perita nella seconda guerra mondiale è stata più alta di ogni altro paese - circa sei milioni, se la mia memoria non m'inganna. Da un'altra parte nell'opuscolo ho calcolato che dalla conclusione della guerra, l'aumento della popolazione ha compensato la perdita di almeno tre volte nell'arco di quarant'anni...
Nel mio viaggio successivo, sono stato nella città maggiormente bombardata al mondo, Dresda. Era terrificante nella sua bruttezza e sporcizia, martellata fino al soffocamento - un nido inquinato e riempito di fumo, in cui la prima impressione spontanea era che un'altra vaccinazione dal cielo non avrebbe fatto alcun danno. A chi mancano tutti i morti della seconda guerra mondiale? A chi mancano i venti milioni giustiziati da Stalin? A chi mancano i sei milioni di ebrei? Israele soffre di sovrappopolamento, in Asia minore la sovrappopolazione genera lotte per dei miseri metri quadri di sporcizia.
Le città nel mondo intero sono state ricostruite e riempite fino al limite di gente diverso tempo fa, le loro chiese e i monumenti ristrutturati di modo che la pioggia acida abbia qualcosa di cui nutrirsi. A chi manca l'inutilizzato potenziale procreativo di tutti i morti nella seconda guerra mondiale? Il mondo sente forse la mancanza di altre cento milioni di persone, al momento? Vi è scarsità di libri, canzoni, film, cani in porcellana, vasi? Non sono sufficienti un miliardo di abbracci materni e un miliardo di nonne dai capelli argentei? Tutte le specie hanno una capacità riproduttiva sovradimensionata, altrimenti rischierebbero di estinguersi in tempi di crisi, a causa del variare delle circostanze. Alla fine è sempre la fame che costringe a osservare un limite alla dimensione di una popolazione. Un gran numero di specie hanno meccanismi autoregolatori di controllo delle nascite che prevengono la caduta in situazioni di crisi e sofferenza per fame. Nel caso dell'uomo, tuttavia, tali meccanismi - una volta trovati - sono semplicemente deboli e inefficaci: per esempio, l'infanticidio su piccola scala praticato dalle culture primitive. Durante il suo relativo sviluppo evolutivo, il genere umano ha sfidato e allontanato la linea della fame. L'uomo è stato un selezionatore davvero esagerato e decisamente animalesco. L'umanità produce nello specifico grandi figliate sia in condizioni difficili e sfavorevoli, come ovviamente presso i segmenti più prosperi della popolazione. Gli umani si riproducono abbondantemente nei tempi di pace e ancor di più nell'immediato dopoguerra, per un particolare carattere di natura. Si può dire che i metodi difensivi dell'uomo sono senza efficacia rispetto alla fame nel controllo della crescita demografica, ma i suoi metodi offensivi per spingere la linea della fame lontano dalla popolazione in crescita sono enormemente efficaci.
L'uomo è estremamente espansivo - fondamentalmente in quanto specie. Nella storia del genere umano noi testimoniamo la lotta disperata della Natura contro un errore della sua propria evoluzione. Un antico e precedentemente efficace metodo di contenimento, la fame, iniziò gradualmente a perdere la sua efficacia, mentre progredirono le abilità tecnologiche dell'uomo. L'uomo aveva emancipato se stesso dalla sua nicchia e iniziò a prendere più e più risorse, spostando altre forme di vita. Allora la Natura comprese la situazione, capì di aver perso il primo round e cambiò strategia. Utilizzò un'arma che non era stata capace di impiegare quando il nemico era sparso in numeri contenuti; ma che ora era tanto più efficace contro la densa proliferazione delle truppe nemiche. Con l'aiuto dei microbi - o "malattie infettive" come l'uomo le chiama, nel linguaggio della sua propaganda - la Natura combatté testardamente per due mila anni contro l'umanità e realizzò molte vittorie brillanti. Ma questi trionfi rimasero localizzati, e sempre più ineluttabilmente hanno assunto il sapore di azioni di retroguardia. La Natura non era stata capace di distruggere il grado di umanità a cui gli scienziati e i ricercatori avevano lavorato, e nel frattempo erano riusciti a privare la Natura del suo arsenale.A questo punto, la Natura - non possedendo più le armi per ottenere la vittoria, ma ancora assolutamente vitale e conservando la sua autostima - decise di concedere una vittoria di Pirro all'uomo, ma nel senso più assoluto del termine. Durante l'intera guerra, la Natura mantenne la sua particolare connessione col nemico: entrambi si erano divisi le stesse fonti di rifornimento, bevendo dagli stessi ruscelli e mangiando dagli stessi prati. Senza riguardo al corso della guerra, una permanente condizione di legame prevalse a questo punto; per il tempo che il nemico non riuscì a conquistare le risorse per sé, la Natura ugualmente non ebbe la capacità di prenderle dalle grinfie dell'umanità. L'unica opzione rimasta era la politica della terra bruciata, che la Natura aveva già conosciuto in piccola scala durante la fase microbica della guerra, e che decise di condurre alle estreme conseguenze. La Natura non si è arresa alla sconfitta - l'ha chiamata un pareggio, ma al prezzo dell'autosacrificio. L'uomo non era, dopo tutto, un esterno, autonomo nemico, ma piuttosto il suo stesso tumore. E il destino di un tumore prevede che muoia con il suo stesso ospite. Nel caso dell'uomo - che siede al vertice della catena alimentare, e tuttavia manca dell'abilità di ridurre sufficientemente l'aumento demografico - potrebbe sembrare che la salvezza si trovi nella tendenza all'uccisione del vicino. L'istituzione tipicamente umana della guerra, con il relativo massacro di umanoidi, sembrerebbe contenere una base per l'auspicabile controllo della popolazione - così è, se non portentosamente contrastato, poiché non vi è cultura umana in cui le femmine giovani partecipino alla guerra. Quindi, persino una grande diminuzione di popolazione come conseguenza della guerra interessa soltanto i maschi, e dura per un periodo veramente ristretto in una generazione. La generazione successiva è più forte, e per la legge naturale del "boom delle nascite" è persino più numerosa, mentre le femmine sono fecondate da un numero ristretto di maschi. In realtà, l'evoluzione della guerra, poichè difettosa, è stata ancor più negativa: nelle fasi iniziali del suo sviluppo vi erano molte guerre di un tipo che spazzavano via un moderato numero di civili. Ma per una tragicomica contorsione dell'umano destino, al punto stesso in cui l'istituzione della guerra è sembrata capace di portarsi via quantità significative di donne fertili - come preannunciato dai bombardamenti di civili nella seconda guerra mondiale - la tecnologia militare è avanzata in modo tale che le guerre in larga scala, quelle con la capacità di provocare un sostanziale impatto demografico, sono divenute impossibili.

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