giovedì 10 aprile 2008

Neuronia


La prima cosa che noti all'interno dell'inquadratura è il bagliore neon, così bianco puro, asettico, così algido ed irreale, di una bellezza quasi chirurgica.
Fatichi a mettere a fuoco i particolari, hai bisogno di sforzare gli occhi e di imporre loro un'analitica esplorazione attraverso quella spettrale aura che riverberandosi sulle pareti produce variazioni cromatiche argenteo-grigiastre. Potrebbe trattarsi di una corsia d'ospedale, di una sala operatoria o di un laboratorio chimico.
Poi.
Un campo lungo obliquo risolve l'impasse, denudando i contorni della stanza; sottili acquari dentro cui nuotano carpe ambrate, globi violacei che irrorano di una nuova imprevista luminescenza l’intero ambiente, alcuni pannelli di plexiglas (ne conti cinque, sfondo blu-ghiaccio, caratteri gotici rossi che compongono la scritta GINZA), una ragazza dai tratti orientali. Molto giovane. Lunghi capelli neri sciolti sulle spalle.
E' nuda. E legata.
Cavi elettrici introdotti nel solco delle natiche risalgono su verso il folto pelo pubico, superano la vagina e proseguono fino al ventre dove si fondono con intricati giochi di funi. Il seno, sodo e proporzionato, risulta piacevolmente messo in risalto dagli stretti nodi delle corde. Ha i capezzoli eretti.
E' coperta da una eccitante patina di sudore e circondata, interamente circondata, dal lucore neon che trasfigura i suoi lineamenti e che la rende simile ad un martire dell'iconografia cristiana. Un impercettibile movimento dei legacci la costringe ad assumere una postura marziale col busto dritto come un fuso e i bei seni in fuori e vedi il suo sguardo intenso languido sensuale attrraversare le dimensioni sfalsate della stanza e raggiungere direttamente il tuo cervello.
Un brivido di piacere ti percorre la spina dorsale mentre neuroni e sinapsi comandano al tuo cazzo di irrigidirsi, e senti l'adrenalina entrare in circolo nel tuo corpo.
E' una sensazione soffocante, claustrofobica eppure piacevole. Estasi sopraggiunta dopo un attacco di panico.
Adesso.
La ragazza viene issata sul soffitto da una invisibile carrucola, i seni si gonfiano e minacciano di esplodere, la vagina aperta e docile è sovrastata da un intreccio di cavi serpentiformi.
Un piacere primordiale che non sapresti descrivere con le parole accompagna la mutazione della scena. Lei ormai ha le gambe piegate all'indietro a formare un imperfetto angolo di quarantacinque gradi.
Che cosa rappresenta quell'espressione dipinta sul suo volto?
Dolore?
Paura ?
Godimento ?
Insofferenza ?
Mentre cerchi di razionalizzare una risposta capace di placare il frenetico battito del tuo cuore, una dissolvenza inghiotte l'esercizio di bondage artistico lasciandoti solo, muto, allibito.
Effetto neve. Scariche di energia elettrostatica sullo schermo.
Premi il tasto di avanzamento veloce fino a quando vedi comparire una giovane donna giapponese in tenuta da scolaretta.
E' in ginocchio.
Ai suoi lati, due ordinate file di uomini nudi con le teste fuori campo avanzano inesorabilmente verso di lei, puntano alla sua faccia masturbandosi freneticamente.
Il primo fiotto di sperma cade sinuoso sul volto sorridente dell'attrice, lambisce la sua bocca spalancata e s'infrange poco sotto il naso.
E' solo l'inizio.
I peni eiaculano a ripetizione inondando di vischiosa resina bianchiccia i lineamenti della fanciulla. Un fiume che scompagina ogni possibile resistenza, occupa orifizi, scroscia a terra con un monotono rumore di acqua che batte sulle grondaie. Lei rimane lì, lecca, succhia, beve e la sua lingua rapace e veloce netta le labbra dalle piccole perle che scivolano sul mento e sull'uniforme.
Senza alcun preavviso, viene sovraimpressa alla scena una scritta lampeggiante.
GINZA BUKKAKE.
Leggi, ma in realtà i tuoi occhi stanno scavando solchi tra le lettere per catturare ogni singolo fotogramma e per imprimere nell'iride l'immagine di una grazia femminile esaltata e resa ancor più viva potente evocativa dal magma di sperma.
La ragazza sorride, un sorriso impastato di secrezioni corporee.
Ti piace pensare che simile ad uno stampo lo sperma rappreso possa catturare quel sorriso ed eternarlo.
Sarebbe grandioso.
Intanto il tuo cazzo continua a pulsare inascoltato dentro la mano destra.
Poi la visuale della camera da presa sfuma annullando il filmato in un nero che ha dell'assoluto.
Rimani immobile. Col fiato corto.
L’immaginario schermo partorito pochi minuti prima dal tuo cervello, quando hai varcato la soglia del bagno e ti sei seduto sul water con mutande e pantaloni slacciati e abbassati alle caviglie, è spento.
Potresti riavvolgerlo questo nastro di cui sei regista, sceneggiatore, produttore ed unico spettatore. Selezionare le scene più vivide posizionando in pausa. Rivivere le emozioni. In fondo, hai ancora tutto nella testa.
Però non lo fai.
Non lo fai perchè hai capito.
Stimoli assorbiti sufficienti a spianare enormi autostrade di lussuria circolano liberi nei tuoi neuroni.
Finalmente hai capito che la vera eccitazione è nella mente che immagina.

2 commenti:

Icaro ha detto...

...ma a volte la mente non ha lo stesso potere del filmato..così come nemmeno la realtà..

AV ha detto...

dipende di quale mente stiamo parlando; effettivamente noi usiamo una minima porzione della nostra energia mentale, perchè siamo avvinti da una realtà manipolata ed artificiale, e tendiamo a focalizzarci solo sui particolari inutili. Così disperdiamo un immenso potenziale, in tanti rivoli di insipienza. Se una persona invece riesce a raggiungere lo stato di grazia della sublimazione vedrai che il piacere mentale sarà nettamente superiore a quello "pratico"