martedì 22 gennaio 2008

49


1 – La pioggia scroscia sulla tettoia della fattoria, tra spessi strati di nebbia e miasmi putrescenti di carne e fanghiglia.
2 – Un urlo carico di orrore e di dolore fende la solitudine artefatta. Dolore; parola che assume nuove inusitate vette di deliziosa consistenza, una volta che sia messa a confronto con la potenza dell’Uomo che adesso fuma un sigaro e ascolta musica da uno stereo mezzo rotto, fermo sulla soglia di casa. Guarda la linea d’orizzonte, la boscaglia nebbiosa, il cielo plumbeo, e si compiace nella modulazione dei singhiozzi, nella loro infinita varietà. D’un tratto una scarna figura femminile completamente nuda gli balza davanti, il volto scarmigliato, coperto di escrementi, sangue rappreso ed una furia gonfia di umiliazione. L’uomo non presta attenzione alla richiesta di soccorso e di pietà, si limita a gettare al suolo la cicca e ad imbracciare la carabina.
3 – Scoppio. Sordo. Roco. Echeggia, unito al suono di morte, bocca rattrappita nella sofferenza e nella sorpresa. Ragazza stesa in una pozza di sangue e fanghiglia. Un maiale grufolante le si accosta e inizia a lappare l’acqua tinta di rosso.
4 – Smembramento sistematico operato con certo grado di perizia e di conoscenza anatomica, sega gli arti, estroflette la carcassa e le ossa, accuratamente seleziona i quarti migliori da gettare nella porcilaia, mentre il sangue zampilla nella pioggia, ed i maiali che hanno fiutato il prossimo pasto si accalcano contro la recinzione di legno.
5 – Spegne lo stereo.
6 – Raccoglie i vestiti e li ripone in un baule, già ingombro di reggiseni, patetiche tshirt hippies, stivali di latex e alcuni ridicoli corsetti fetish. Pensa che lo spazio a disposizione sta per finire e a breve sarà necessario comprarne un altro. Dei vestiti non sa cosa fare. Sbarazzarsene, venderli in qualche mercatino dell’usato, metterseli per una serata divertente di necro-travestitismo. Molte possibilità, la tentazione di andare giù in paese a disseminare la strada con quei cimeli gridando in faccia alla popolazione “ohhh, guardate cosa faccio alle vostre figlie, guardate come mi diverto”, ma cambia idea quasi subito. Quelle non erano figlie, erano solo puttane della peggior specie. Nessuno sente la loro mancanza, nemmeno i loro genitori. Probabilmente ne sentiranno la mancanza solo quando la polizia lo arresterà, se mai ciò avverrà, e qualche televisione si offrirà dietro lauto compenso di intervistarli e di renderli premurosi genitori affranti e colpiti al cuore da un sadico bruto.
7 – Un maiale non si pone il problema di assaggiare carne umana. Un maiale non si pone alcun genere di problema. Scanna, trangugia, morde, strappa come uno squalo in piena frenesia. Meno elegante di uno squalo, ma non meno efficace. Della puttana non resta che una poltiglia putrida e nauseabonda, frattaglie aggrovigliate gettate alla rinfusa sul fondo della porcilaia.
8 – La salsiccia è un piatto che piace molto giù in paese. La prossima sarà una salsiccia ripiena. Sorpresa, sorpresa!
9 – La sua solitudine non è tanto male. Accudire le bestie, spaventare le faine e i rari lupi, dare una sistemata al generatore elettrico, preparare i pasti, pulire dentro casa, abbordare qualche idiota puttana tossica, ballare con lei, fumarsi una canna, fotterla, poi prenderla a bastonate, seviziarla con le cesoie, strangolarla, farla a pezzi e darla in pasto alle sue meravigliose bestie. Una routine tutto sommato affascinante, non troppo varia ma d’altronde la società moderna questo offre.
10 – Va in bagno a scaricarsi la vescica. Non soffre di euresi notturna. Non ha mai torturato animali. Non ha avuto una infanzia particolarmente traumatica. Certo, dei problemi ci sono stati ma come se ne trovano al giorno d’oggi. Nulla che nei parametri dei Geni della criminologia contemporanea possano giustificare quella dissoluta carnografia. Tanti saluti al cliche.
11 – Interno soggiorno, fioca luce arancione, è intento a sorseggiare caffè caldo e a leggere il giornale. Annunci di persone scomparse. Ricerche della polizia. Economia. Le previsione metereologiche.
12 – Dove ha lasciato il pacchetto di sigarette ? Controlla nell’aia, sul davanzale dove fa crescere una piantina di marijuana, poi dentro, batte stanza per stanza. Alla fine le trova in bagno, sul lavandino. Certe volte è così sbadato.
13 – Una donna che urla di dolore, che chiede pietà, che ricerca una miserabile compassione sapendo bene di essere spacciata. Ecco il suo hobby.
14 – E’ notte ormai. Fuori continua a piovere. Deve farsi una doccia, lavare i vestiti. E’ sporco di piccole stille rosse e di una crema fangosa, ha il volto insudiciato. Poi verrà il tempo della cena, del telegiornale, e del sonno.
15 – I rumori della notte in campagna, acuiti dal ticchettare ritmico della pioggia, sono infernali. Chi parla di calma e quiete dovrebbe trascorrere un po’ più di tempo tra i boschi. Frasche agitate dagli animali e dal vento, un gufo che non lo lascia in pace da giorni ormai, il sibilo stesso del vento che si incanala tra le assi della porcilaia producendo una sgraziata cacofonia.
16 – Alba grigia. Foschia a cingere i confini del bosco e della strada. Sguardo distratto e ancora assonnnato. Il caffè sta bollendo.
17 – La tettoia della porcilaia necessita di una sistemata. Ora però non ne ha tempo, deve tenerlo a mente. Si fa un rapido conto mentale della spesa necessaria, deve comprare il caffè, le sigarette, altra corda, la maionese. Poi che altro? Non ricorda. Non è un problema, la memoria gli tornerà strada facendo.
18 – Il pick up pure non se la passa troppo bene. Il motore va su di giri emettendo una sorte di tosse catarrosa, ed ogni volta che spinge sull’acceleratore ecco che sembra avvicinarsi la fine. No, cazzo, non mi mollare proprio adesso, pensa bestemmiando. Prova un profondo senso di frustrazione. Certo misto a rabbia.
19 – E’ una persona gentile. A parte quando ammazza.
20 – Detesta la città, agglomerato confuso e grigio di miserie umane affastellate in un criptozoo per esperimenti sociologici; benedice il suo buen retiro, oh si viva la buona e dignitosa solitudine boschiva. Viva la muerte.21 – Entra in un bar. Ha parcheggiato il pick up in una piazzola poco distante, sperando che qualche moccioso cittadino non gli tiri un brutto scherzo. L’ultima volta gli avevano sgonfiato le gomme anteriori ed aveva dovuto perdere tutta la mattinata per ripararle. Quello era stato un pessimo giorno, davvero.
22 – Nel bar, ci sono ispanici, slavati esemplari di cittadini avvezzi all’ignavia più pura, un paio di puttane, il barista che è un ciccione ributtante con il volto coperto di sudore e brufoli. Si siede al bancone, ordina una birra, si guarda un po’ attorno mentre proseguono le partite a biliardo con sottofondo di pessima musica techno.
23 – Non deve avere una ottima cera, visto che nemmeno una delle puttane lo approccia chiedendogli se abbia voglia di divertirsi. Ad ogni modo, poco male; non ha voglia di divertirsi, e non con loro. Gli assassini mica sono stupidi; qui c’è troppa gente, potenziali testimoni, chè se solo si azzardasse a caricarsene una lo riconoscerebbero subito.
24 – Non gli è mai andato a genio il personaggio del Dottor Lechter, il cannibale pozzo di scienza de Il Silenzio degli Innocenti. La storia è stupida e banale, e nessuno dei personaggi è anche solo lontanamente credibile. Generalmente un serial killer non sa di essere un serial killer. Altrimenti in giro ci sarebbero libri migliori.
25 – Beve la sua birra, paga il conto e poi esce frettolosamente.
26 – Il contatto con il genere umano lo deprime, vedere quei puntolini di carne, esistenze insignificanti che si trascinano nel nulla cittadino, no non è uno spettacolo edificante. Preferisce i suoi maiali, decisamente.
27 – Quando un mondo è così stupido da considerare criminale chi netta le strade da quelle disgustose prostitute, allora significa che il tempo dell’Apocalisse è giunto. Intendiamoci, lui non sente imperiose voci che gli ordinano di agire, e nemmeno percepisce lo stridore di ordine morale che sempre accompagna i giustizieri. Lui non lo fa per giustizia o per pulizia metropolitana, lo fa per il suo piacere. Perché gli piace farlo. Ma ha ancora un minimo di amor proprio e sa che la società in cui vive è davvero ripugnante. Se invece fosse una società equa, non lo ostacolerebbero nella sua caccia perenne.
28 – Dove è la sua pietà ? Probabilmente è rimasta in quella cabina di peep show, tra tette siliconate, musica di serie z, kleenex sporchi di sperma e pagine strappate del Libro di Mormon.
29 – Le strade cittadine si inseguono lungo impercettibili variazioni, muri graffitati, carcasse metalliche di auto, sferragliare della ferrovia e bus e pedoni e periferia del cuore sedimentata lungo le direttrici della morbosità.
30 – Chiosco di giornali e riviste. Compra un paio di giornaletti sadomaso. Distrattamente, come un broker newyorchese avrebbe acquistato il Wall Street Journal. Ah, che miseria la vita della persona socialmente rispettabile !
31 – La pornografia lo annoia. Per questo preferisce crearsela da solo, con i suoi parties a base di donnine, marijuana, ottima musica e morte.32 – Passa in rassegna i suoi fornitori, depenna le cose che doveva comprare man mano che le compra. Poi va in macelleria, anzi nelle macellerie che lui stesso rifornisce di carne suina. Pacche sulle spalle, discorsetti di circostanza, si sente chiedere come vanno le cose giù in fattoria. Risponde banalmente che non c’è male. Perché in fondo non c’è un male, ma prima di inabissarsi nel baratro nietzschano ne riemerge facendo presente che dal mese prossimo aumenterà il prezzo delle consegne.
33 – Gesù è morto per noi, recita un cartello neon fluorescente. Roba tutta da meditare.
34 – Le sue letture preferite sono i libri gialli, le riviste porno, quelle di allevamento e quelle di armi. E’ abbastanza appassionato di armi, anche se preferisce strangolare. Gli ultimi sussulti pre-agonici della vittima rappresentano il vero trofeo del killer, e gli dispiace sempre quando deve finire qualcuna con una fucilata. Ma capita, può in effetti capitare, che sia troppo stanco per profondere la giusta energia tanto nella violenza sessuale quanto nello strangolamento, che per essere soddisfacente deve essere lento e godurioso; dare una minima illusione di sopravvivenza alla vittima, allentando un po’ la presa, farle dolorosamente assaporare l’aria per poi tornare a negargliela. Si eccita al solo pensiero.
35 – Adora Johnny Cash. Ma non ha un lettore cd, quindi si accontenta molto diplomaticamente di ciò che la radio passa.
36 – Ammette che circuire una puttana non sia gran cosa. E’ molto facile. Quasi scontato. Ma non può immaginare vittima migliore.
37 – Irruzione nelle case per rapire rispettate teenager che studiano all’università; ma di cosa stiamo parlando ? Il motivo per cui spogliarelliste, puttane e autostoppiste sono vittime privilegiate sta proprio nel loro essere disponibili, ingenue e pronte alla scommessa. Ted Bundy aveva l’aspetto rassicurante e gentile di un avvocato, una notevole parlantina e modi affabili, ecco lui sì che poteva mirare ad un target più alto.
38 – Un allevatore di maiali quale target può mai avere se non delle tossiche e delle prostitute ?
39 – Finita la spesa, caricato il pick up, mette in moto e si dirige dove ama cacciare; lungo la ferrovia, tra i ponti, dove le puttane più a buon mercato vendono le loro macilente carni.
40 – Tossicodipendenti vanno bene, ma non da crack. Non ama quel genere di supina sottomissione, non cerca manichini ma donne che per quanto abiette e devastate dalla vita siano poi in grado di opporre un minimo di resistenza, che possano lottare per la loro sopravvivenza.
41 – Non fa distinzione tra bianche e negre. Non è razzista.
42 – Contrattare è sempre divertente, perché lui parte da una posizione privilegiata; sa già che non le dovrà pagare davvero, quindi può avventurarsi a proporre cifre convincenti. D’altronde quando fa presente che andranno da lui, in campagna, diventa necessario vincere il fisiologico scetticismo. Lui lo vince mettendo sul piatto diverse banconote.
43 – Passa in rassegna eserciti di carne semi-nuda.
44 – Ogni volta si sincera che nessuno annoti la sua targa; per questo cerca di comportarsi in modo tranquillo, di essere a suo agio. Di non creare casini o incidenti di nessun tipo.
45 – Si avvicina ad una negra dall’aspetto non troppo eccitante. In sovrappeso, cellulitica, evidentemente tossicodipendente, probabile abbia una estesa famiglia da mantenere.
46 – La abborda. Gentilmente chiede quanto vuole per una prestazione, le dice che andranno da lei ed offre un notevole extra. Poi parla di marijuana.
47 – Puttane schizzinose non esistono, per sua fortuna. Quella accetta, sale sul pick up.
48 – Fa manovra, torna sulla strada principale, diretto fuori città. Si va a casa, pensa con una certa soddisfazione.
49 – Ha smesso di piovere.

domenica 20 gennaio 2008

Per la Morte Totale


Qualcosa di grande, una visione di fiamma e sangue s’avanza tra le macerie dell’esistenza umana; non so, a volte veramente perdo ogni forma di interesse nel genere umano e mi tengo avvinto all’illusione di una qualche muraglia che mi separi dal resto dell’umanità. Pensi, e lo pensi con un misto di disgusto e riprovazione che non è giusto (proprio giusto pensi, dato che la giustizia non è più di questo mondo, forse non lo è mai stata e quanto tempo si impiega a gingillarsi in questa devastazione di ipocrisia nullificante) lasciarsi rivoltare dalla ipocrisia degli altri, ribellarsi per gli altri, lottare per gli altri; la massa non ama, non odia, la massa si genuflette nel silenzio caotico della paura, stalattiti di attimi fobici infranti contro mute scogliere di dolore. Socialità impazzita nel lento morire di metropoli intrise di neon, e io me ne vado da ciò, lo dico con chiarezza; triste lasciarsi alle spalle questa consapevolezza non più politica, ma non ho altra scelta.
Come scriveva Dostoevskij “ora vegeto nel mio cantuccio, punzecchiandomi con la maligna e perfettamente vana consolazione che l'uomo intelligente non può diventare seriamente qualcosa, ma diventa qualcosa soltanto lo sciocco. Sissignori, l'uomo intelligente del diciannovesimo secolo deve ed è moralmente obbligato a essere una creatura essenzialmente priva di carattere; mentre l'uomo di carattere, l'uomo d'azione, dev'essere una creatura essenzialmente limitata. Questa è la mia quarantennale convinzione. Ora ho quarant'anni, e quarant'anni sono tutta una vita; sono la più decrepita vecchiezza. Vivere più di quarant'anni è indecente, volgare, immorale! Chi vive oltre i quarant'anni? Rispondete sinceramente, onestamente. Ve lo dirò io chi: gli sciocchi e i mascalzoni. Lo dirò in faccia a tutti i vecchi, a tutti quei vecchi venerandi, a tutti quei vegliardi profumati e dalle chiome d'argento! Lo dirò in faccia a tutto il mondo! Ho il diritto di dirlo, perché io stesso camperò fino a sessant'anni. Fino a settant'anni, vivrò! Fino a ottant'anni, vivrò!.. Aspettate! Lasciatemi riprender fiato...”
Non è malinconia, depressione, algido contegno che ti porti allo sdilinquimento totalizzante, non stai fermo a contemplare da una torre di vetro l’evoluzione dell’apocalisse e il flusso della corrente che si trascina dietro i cadaveri; i paradigmi del moderno mi annoiano, lo sapete. Ma certo non mi sogno la notte improbabili ritorni ad un medioevo solo vagheggiato, sono ben felice di vivere questa fase di corruzione e di decadenza in cui persino un essere moralmente riprovevole come il sottoscritto scintilla e si illumina di quel tetro neon chiamato Differenza; oh, differente rispetto a quella massa bovina, a quella palude pontina di degoubineauiana memoria dove i popoli vanno a deturpare la memoria dei loro ultimi giorni, non certo avvinto dalla Differenza fine a se stessa che poi porta molti a confondere l’Ideologia con il Circo.
Non ho più una ideologia. Io sono circondato dal mare di tenebra che nutre il nichilismo, vedo le fiamme baluginare lungo la linea di orizzonte e invece di mettermi a suonare il de profundis di questa devastata società eccomi pronto a propiziarne, ad augurarmi (nel senso latino, quasi di vaticinio), l’accelerazione della distruzione; voglio vederle quelle fiamme ardere la carne e le ossa dei bravi cittadini, di quei bravi borghesi che già Genet indicava come vermi della peggior specie, omaggiati poi dall’essere divenuti nomi su marmo e oro dopo il transito forzato attraverso quei bei campi di morte dai nomi di Dachau, Dora, Ravensbruck. Il sole ed il cielo d’inferno già li vedo dischiudersi, come un’alba di sangue, e i borghesi invece nulla, tacciono chiusi nei loro baccelli di rispettabilità, avvinti solo dalle loro mere preoccupazioni deteriori. Esistenza ciclica e meccanica che si reitera nella non-morte assurta a non-vita, tra balletti, spot, modus vivendi plastico e tante altre idiozie.
Quanto sarà divertente vederli cadere uno dopo l’altro. Il divertimento, di preciso, starà nei loro sguardi attoniti e sorpresi. Come un gentile, grigio travet all’ultimo piano delle Twin Towers, intento nella sua becera routine quotidiana con alle spalle lo spettro di acciaio del destino.
La vita passa per tutti, ma per molti devo dirlo sarebbe meglio non iniziasse nemmeno a scorrere. Per molti intendo una percentuale affine al 99,99% dell’umanità; massa, popolo, termini che mi inquietano e che mi ispirano un sincero conato. E disgustato, nauseato, prossimo al vomito barcollo sul baratro dove potrò finalmente scaricare dall’esofago il mio senso dello Stato.
Oh, che vita. Il nichilismo ci insegna che la vita non è un valore assoluto, mentre invece il povero giudeo-cristiano terrorizzato dal ricatto del suo dio invisibile, un dio che puzza di corruzione, morte, ignavia, parassitismo, non fa altro che starsene tremante a terra, ad invocare clemenza e misericordia. Compassione e pietà, entrambe andate oltre la loro fattuale dimensione connaturata alla nobiltà dell’animo e rese solo vuote parole buone per qualche mensa. Questa sarebbe una vita? Cartellini, rate del mutuo, impegni coniugali, rituali alterati nel loro significato profondo, romanticismo intossicato, mode di pronto consumo, ipocrisia assoluta. Si, bella vita davvero.
Ma allora lasciate che la Morte, la buona Morte, si stenda come un sudario sullo sterco definito genere umano. Lasciate che lo spirito infiammato di Necaev, e di mille come lui, possa erompere dal nostro petto e vaghi ramingo per il mondo seminando il panico, il caos, l’odio. Deliziose parole queste.
Caos – la semplificazione delle dinamiche sociali, l’instaurazione delle leggi naturali, dominate e governate dalla gerarchia naturale in luogo della gerarchia meramente istituzionale.
Odio – la spinta a superare l’esistere, il vero vivere, la brama carnale di conquista e devastazione. Nessuna pace, nessuna virtù, ma solo il gusto della Potenza colto nel suo immane crescere.
Panico – liberazione dalle inutili sovrastrutture pietiste, estasi attraverso il tormento interiore ed altrui, in tempo di fogna e di palude, in tempo di pace, davvero il Guerriero , come sosteneva Nietzsche, non può che accanirsi su se stesso.
Non vivo nel trionfo del non-essere, io vivo attraverso il non-essere. Essere cosa ? Atomo incardinato nel meccanismo vaniloquente della socializzazione? No, non può essere; il nemico oggettivo è chi ci mette in questione, diceva Schmitt e lo diceva nella sua beata solitudo conventuale amorevolmente custodito dalla democrazia americana. Chi ci mette in questione oggi? Chi nega valore alla solitudine e ci impone una socializzazione che ricorda nei suoi lineamenti strutturali quella rieducazione di memoria comunista. E in tutto questo il nichilismo non indica una via ma diventa via esso stesso. Stadio della liberazione finale, e nella gloriosa distruzione siamo pronti ad agire.
Segno dei tempi è che io abbia sgranocchiato noccioline mentre vedevo le Torri di New York abbattersi al suolo in un fungo di polvere e ferro, non ho provato il minimo senso di compassione per quegli “eroi” (la società moderna qualifica come “eroe” chiunque non sia stato abbastanza sagace, forte o fortunato da sopravvivere a qualcosa) che facevano il bungee-jumping senza la corda ai piedi. Anche se mi sono chiesto; se davvero prima di morire vediamo in un flash tutta la nostra esistenza, quei poveri zombie che mai avranno visto? Perché bisogna meritarsela una buona morte, una fine dignitosa.
Dramma è che tirare a campare sia divenuto sinonimo di andare avanti; l’andare avanti era un anelito titanico, una volontà di potenza sublimata e trasfigurata che portava a superare le difficoltà contingenti. Io non lo so più cosa attende questa società, ho passato così tanto tempo a maledirla che alla fine ho raggiunto la piena armonia mantrica tra l’oggetto del mio odio e l’odio stesso. E questo è male, perché mi porta a crogiolarmi nella più pura dimensione ascetica. Lontano dal vivere altrui, alieno alla socialità, coltivo beato e contento una sdegnosa solitudine, detesto i sorrisi senza senso di chi vagola per le strade, le loro raggianti inutilità divenuti chiodi ontologici conficcati nelle carni di chi fugge dall’ontologia…Essere, tempo, dove dove sono mai finiti nell’oggi? Li senti frusciare tra le frasche e tra i rami degli alberi forse, su quei sentiri di versi notturni alla Holderlin, nel fluire dinamico della grazia post-moderna. Le piante, si davvero, ci insegnano il dolce morire dei Pagani, come scriveva Daubler; ci penso ogni volta che il vento fa stormire le fronde degli alberi al cimitero, dove vado a trovare mia nonna. Ci penso mentre vedo i loculi, le lapidi e le tombe, il tutto allineato in una composizione non più marziale, né funerea ma socializzata, una architettura che porta persino i morti a stare vicini gli uni agli altri, le cappelle votive e gli angeli di marmo scomparsi e al loro posto cubicoli di cemento grigio. Le piante che restano cantano la desolazione degli ultimi pagani, come un rullio di tamburi e poche tremule fiaccole ad irrorare di luce il cammino notturno. Anche le città che somigliano sempre più a cimiteri, orridi cimiteri, si fanno cattedrali della bruttezza; aveva ragione Caraco, non potremo mai cambiare le nostre città se non distruggendole, se non facendole a pezzi dal profondo. Solo allora non indietreggeremo davanti a nulla.


Sono talmente appagato dalla solitudine che il minimo appuntamento è per me una crocifissione.
Cioran

giovedì 17 gennaio 2008

Il Mucchio Selvaggio - la PornoControcultura





Da una parte i fan del rap dall'altra i ravers tatuati, con i loro suoni impossibili. In mezzo gli sbirri corrotti e le loro malsane abitudini. Nelle borgate romane si combatte come nel Bronx al tempo dei Guerrieri della Notte. In salsa eroticopulp e con un pizzico di humor grottesco. Il resto sono colpi di pistola, pestaggi e concerti, sullo sfondo di una metropoli allo sbando che assomiglia a quella che Pasolini aveva cominciato ad immaginare tanti anni fa. E poi il sesso: hard.
Perchè altrimenti che porno sarebbe? Sono questi gli ingredienti di uno dei film più interessanti degli ultimi anni: Mucchio Selvaggio, prodotto da Silvio Bandinelli.
Nel cast, Elena Grimaldi, Laura Perego, Omar Galanti, Marco Nero, Fausto Moreno e Franco Trentalance,Dirige Matteo Swaitz, uno che la scena rave la conosce veramente.
Club Dogo, Violetta Beauregarde, Truceklan, Metal Carter...
I Dogo sono stati da paura; Jake la Furia ha interpretato la sua parte benissimo, poi era mezza improvvisata ed è andato alla grande. Duke Montana che è uno dei protagonisti è stato quasi ogni giorno sul set e lo voglio ringraziare per la disponibilità. Con i Truce poi c’è un sodalizio cementato, oltre a questo film infatti ho girato per loro alcuni videoclip, poi siamo amici e ci vediamo quasi tutti i giorni per fare disastri insieme. E' stato strano girare la scena con Violetta che non è un’attrice hard ma un’amica. La parte più bella è stato pagarla per quello che fa nel film: hahahahah!

sabato 12 gennaio 2008

Wiligut - Il Signore delle Rune





Ci sono state molte speculazioni sulla “radici occulte” del Nazionalsocialismo, ma, fino ad ora, la documentazione originale per studiare il fenomeno è sempre stata molto ridotta. Questo volume in lingua inglese ha richiesto dieci anni di lavoro e contiene la raccolta degli scritti occultistici di Karl Mari Wiligut, l’iniziato delle rune ed oscuro “re segreto” della Germania.
I suoi scritti furono pubblicati nelle rare riviste ariosofiche Hag All All Hag e Hagal.
Heinrich Himmler – capo della SS e verosimilmente la persona più potente del terzo Reich – commissionò a Wiligut lavori privati sulle Rune, la tradizione germanica esoterica, e la preistoria. Fu per questa sua posizione influente che Wiligut divenne conosciuto dopo la sua morte come “il Rasputin di Himmler”. Accuratamente tradotti dallo storico ed esperto in antichità tedesca Dr. Stephen E. Flowers e pubblicati da Michael Moynihan questi scritti gettano un fascio di luce sullo strano mondo magico che affascinava gli alti ranghi della Germania nazionalsocialista.
Il volume contiene: una completa e dettagliata biografia della turbolenta vita di Wiligut ed un’analisi della sua visione del mondo fatta da esponenti dell’ariosofia del passato e del presente, la traduzione dei suoi principali scritti, il testo della misteriosa invocazione di Wiligut “Halgarita”, documenti privati inoltrati direttamente a Himmler, un documento di Himmler sulla cerimonia del conferimento del nome all’interno dei capi SS diretta dallo stesso Wiligut, un intervista esclusiva con Gabriele Winckler-Dechend amico intimo di Wiligut al tempo del suo servizio nelle SS.


The Secret King : Karl Maria Wiligut, Himmler's Lord of the Runes (Il Re Segreto: Karl Maria Wiligut, il Signore delle Rune di Himmler) tradotto in inglese dal Dr. Stephen E. Flowers., redatto da Michael Moynihan. Pubblicazione congiunta della case editrici Dominion Press e Runa-Raven Press, 2003

venerdì 11 gennaio 2008

Lo Stupro della Cultura





Benigni che legge Dante.
Potete immaginare uno schifo piu' assoluto e corrotto di quella faccia finto-emaciata che tenta di lambiccarsi in borborigmi intellettualoidi, senza pero' partecipazione, senza comprensione, senza nulla che renda Dante degno di essere letto ? Il flusso costante dell'amorevole balla, parole che si fondono le une con le altre deprivate del significato sotteso, e tutto diventa elogio dell'inutile, del grigio, inferno, paradiso, purgatorio, tutto frullato e centrifugato e lavato con l'ammorbidente anestetico del politicamente corretto.
Metrica, zero.
Studio del linguaggio e dei fenomeni, via.
Ogni asperita', ogni significante esoterico o criptico come le fauci di Lucifero piallato con i residui del mastro Geppetto del suo mediocre Pinocchio.
Non dico Carmelo Bene, perche' li' stiamo in un Altrove magico ed impenetrabile come una Muraglia dipinta dall'aurora boreale, ma nemmeno Sermonti o Gassmann si erano mai cimentati nella volgarizzazione da Armata Brancaleone del verbo dantesco. Perche', diciamolo, Dante non e' Zelig, non e' una poesiola da leggio in mogano da appendere sul crinale delle buone intenzioni.
C'e' un mondo la' dietro.
Un cosmo di idee e frammenti e gelidi carsici fiumi delle possibilita' interrotte, come l'Ulisse di fiamma che non arresta il suo cammino davanti alla prospettiva di una dannazione che non conosce e non riconosce.
Ma Benigni...Benigni legge Dante come se Paola e Francesca fossero gli Amici di Maria De Filippi o in subordine i personaggi di Moccia; li senti quei versi, "recitati" in quel modo e ad un certo punto attendi con fiducia che s'avanzi un qualche lucchetto da Ponte Milvio.
La cultura non e' per le masse. E la televisione rende volgare tutto. E Benigni rende volgare e plebea persino la televisione.
Una donna sulla metro, in mano stretto l'ultimo libro di Fabio Volo, conversa amabilmente con la sua vicina di posto e le dice che Benigni l'ha fatta andare in fissa (letterale) con Dante.
Eccoli i frutti...Meglio la buona ignoranza, il coerente analfabetismo piuttosto che questa rincorsa verso la plastica totale.
Anni fa, subito dopo il successo della prima edizione de Il Grande Fratello, la Mondadori che stampava e stampa 1984 di Orwell, con trovata degna di miglior causa, fece apporre al libro in questione una fascetta gialla con su scritto "da questo libro e' tratto Il Grande Fratello".
Come resistere alla tentazione di iniziare a bruciarli i libri?

giovedì 10 gennaio 2008

Junk Film - Tsurisaki




Recensione a cura di Filosofo Gabriel

(chi fosse interessato ai film di Tsurisaki, Junk Films e Orozco, li può chiedere a Mondo Bizzarro Gallery il cui sito web trovate nella lista contatti in fondo alla pagina di questo blog)


Ho visto ieri sera il filmino maledetto.> Non ai livelli di Orozco, mi pare.> Comunque molto meno trucibaldo.> Trattasi di piccoli documentari su incidenti stradali colombiani, con> annesso cadavere più o meno squassato, disarticolato e visceralmente> estroflesso.> Il tutto gaiamente mixato, a fini di compassionevole diletto> pesudoumanitario, con repertorio di atrocità miste made in India, tra cui:> 1) un vecchiaccio sedicente fachiro colle unghie abbastanza lunghe da> operarsi da solo alla prostata;> 2) un mendico monco di fresco colla ferita ancora rubizza e aspra;> 3) un terzetto di pire funerarie con piedini arrostiti che spuntano > ridevoli> dalle fiamme, rigirati, di tanto in tanto, da un nonnetto non meno fetente> addetto a rinfocolare le braci;> 4) molteplici dementi d'ogni età che sguazzano goduriosi e inconsapevoli> nelle acque merdose del Gange;> 5) collettiva esumazione da ingluvie fangosa, e conseguente > scarnificazione> smembrante, di carogne umane per fini incomprensibili - essendo i> sottotitoli esplicativi della cosa in dialetto giapponese;> 6) confezione in scatola di cartone, tipo Mont Blanc, dei resti ossei di > un> tizio di cui certamente non sentiremo la mancanza,> e altre consimili amenità, che il regista riprende gongolante, colla pietà> umana di una scolopendra golosa.> Meritevole di attenzione l'episodio di rinvenimento notturno di uno > zozzone> opportunamente sottratto al mondo a colpi di cric.> Non solo il cervelletto del sicuro pappone giace esanime a qualche metro > da> lui (cosa che presumibilmente gli accadeva anche da vivo), ma allorché i> poliziotti rigirano la carcassa, la capocchia del tizio si fissura,> squaderna e sgarabulla anguriosa in due granulose parti di argomento> bustuale. Le medesime risultano tenute insieme solo da quel che resta di> antiche adenoidi, rivelando in fondo un grosso vuoto interiore.> L'assassino, per nulla pentito del suo debito formativo, viene ripreso da> Tsurisaki, estasiato, mentre una macchina della polizia lo conduce come> d'uopo al gabbio.> Bella anche la scena conclusiva, in cui il regista, mostrandosi riflesso > in> una vetrina del centro di Calcutta, svela infine al pubblico il suo > segreto:> tutti i filmini sono stati girati occultando la videocamera (cm 50 x 65 x> 38) nell'ano.

martedì 1 gennaio 2008

Un Canto di Morte




Elevo un canto di morte su ciò che sta morendo, e di fronte ai nostri reggenti da strapazzo, di fronte ai nostri impostori mitrati e di fronte ai nostri scienziati, i più dei quali non hanno raggiunto l’età della ragione, io, solitario e misconosciuto, profeta della mia generazione, murato vivo nel silenzio anziché essere arso vivo sul rogo, pronuncio le ineffabili parole che domani i giovani ripeteranno in coro. La mia unica consolazione è che la prossima volta moriranno con noi, i reggenti e gli impostori e gli scienziati, non rimarrà sotterraneo in cui questi maledetti possano sottrarsi alla catastrofe, non rimarrà isola dell’oceano in grado di accoglierli né deserto capace di inghiottire loro, i loro tesori e la loro famiglia. Rotoleremo tutti insieme nelle tenebre da cui non si ritorna, e il pozzo buio ci accoglierà, noi e i nostri dèi assurdi, noi e i nostri valori criminali, noi e le nostre speranze ridicole. Allora e soltanto allora giustizia sarà fatta, e verremo ricordati come un modello da non imitare più per nessun motivo, saremo il monito delle generazioni future e si verranno a contemplare gli orridi resti delle nostre metropoli, queste figlie del caos partorite da quale ordine!


Abert Caraco